Cronaca

Autonomia o folklore? Lo Stato umilia la Sardegna

08/08/2012 13:10:03

Il Governo Monti taglia i fondi per l'Isola e non paga un euro dei debiti dovuti. Parlamentari sardi assenti. Una riflessione sui valori dell'autonomia e dell'appartenenza a culture e lingue diverse, dal sardo al catalano, prima o poi andrà fatta in modo serio e non solo fermarsi a sbandierare i Quattro Mori in qualche concerto

ALGHERO - E' un coro unanime quello che vede gli amministratori, a vario titolo e grado, scagliarsi contro la cosidetta “spending review”. Dalla Regione, con le dure parole del presidente Ugo Cappellacci e dell'assessore Giorgio La Spisa fino alla presidente della Provincia di Sassari, Alessandra Giudici, tutti condannano i drastici tagli perpetrati dal Governo Monti.

Pur capendo le motivazioni di queste scelte, i rappresentanti istituzionali sardi sono concordi nel sottolineare che in questo modo viene azzerata l'autonomia e, soprattutto, lo Stato da debitore, ancora una volta, si trasforma in creditore. “Oggi il debitore moroso – dice Cappellacci - non solo non sana la sua situazione, ma si fa pure lo sconto e sottrae unilateralmente altre somme al suo creditore: quel popolo sardo, che attende il pagamento”. Insomma l'ennesimo scippo ad una regione che sembra non sia rappresentata a Roma. Eppure, a cadenza ciclica, i sardi votano per eleggere i parlamentari ma a parte qualche voce fuori dal coro, tra cui il deputato Mauro Pili e nelle ultime ore anche Giulio Calvisi, gli altri sembrano oziare.

Ma il nostro non è un j'accuse partigiano rivolto a questo o piuttosto quel politico, ma ad un panorama desolante in cui la Sardegna sembra veramente priva di una voce seria e autorevole nel parlamento italiano. Eppure la Regione è governata, anche, da una forza come il Partito Sardo D'Azione che vanta un passato autorevole e dovrebbe rappresentare una seria “spina nel fianco”, dall'Isola fino alla Capitale, per garantire quello che la costituzione prevede.

Accade però che di questi argomenti si parli in qualche convegno, presentazione di libri e in campagna elettorale, poi alle parole segue poco o niente. Le forze politiche, cosi come i loro rappresentanti in carne e d'ossa, sembrano supini a quelli che sono i diktat romani. E neanche oggi, con un governo tecnico, le istanze dei sardi vengono fatte valere.

Allora a questo punto a più senso parlare di Regione autonoma? E ancora, estremizzando il tutto, ha qualche significato continuare a votare per volti e bandiere che non rappresentano in alcun modo i territori di provenienza? Una riflessione sui valori dell'autonomia e dell'appartenenza a culture e lingue diverse, dal sardo al catalano, prima o poi andrà fatta in modo serio e non solo fermarsi a sbandierare i Quattro Mori in qualche concerto, inneggiare allegramente “Fortza Paris” o bere birra Ichnusa.



Autore: Stefano Idili

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